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Il mal di schiena è un disturbo estremamente diffuso nel mondo occidentale e costituisce un’importante voce di spesa sanitaria nel nostro paese, dovuta alla richiesta di visite specialistiche ed esami diagnostici. Sempre più spesso per la valutazione dei pazienti con mal di schiena si fa ricorso ad indagini diagnostiche strumentali, come la Risonanza Magnetica.

Ma davvero questo esame è sempre utile?

La Risonanza Magnetica è un esame altamente sensibile, cioè in grado di identificare nella stragrande maggioranza dei casi la presenza di una grave patologia spinale, come fratture, tumori, infezioni. D’altro canto, però, spesso rivela una moltitudine di condizioni che non hanno alcuna influenza sui sintomi dei pazienti. Frequentemente nella Risonanza Magnetica sono visibili degenerazioni discali, artrosi, bulging, protrusioni discali ed ernie, che vengono interpretate dai medici e dai pazienti come causa del dolore.

Ma la Risonanza Magnetica riesce sempre ad identificare le cause del dolore?

Molti studi scientifici hanno dimostrato che immagini di alterazione degenerative della colonna sono estremamente frequenti anche tra i soggetti asintomatici.

Un interessante studio del 2014 ha dimostrato che il 37% dei soggetti asintomatici di 20 anni ha già segni di degenerazione discale e il 29% ha una protrusione. Tutte le alterazioni esaminate nello studio aumentavano con l’età dei soggetti esaminati, ed alcuni reperti, come degenerazione discale e disidratazione del disco erano presenti in circa il 90% degli individui sopra ai 60 anni.

Ciò dimostra che le immagini relative a cambiamenti degenerativi della colonna, come perdita di segnale (disidratazione) discale, riduzione dell’altezza del disco vertebrale, protrusione discale e artrosi fanno parte di un normale processo di invecchiamento fisiologico e non sono necessariamente il risultato di un processo patologico.

E soprattutto questo studio dimostra che la maggior parte delle persone asintomatiche ha delle alterazioni visibili alla Risonanza Magnetica: questo fa capire che nella maggior parte dei casi non è possibile stabilire una correlazione precisa tra ciò che si vede nelle immagini radiologiche ed i sintomi del paziente.

Altri studi hanno dimostrato che effettuare precocemente indagini diagnostiche come Radiografie, Risonanza Magnetica e TAC dopo un episodio acuto di mal di schiena non porta alcun beneficio nella risoluzione dell’episodio doloroso rispetto a chi non fa alcuna indagine strumentale.

Oltre a non apportare benefici, effettuare indagini radiologiche espone il paziente a radiazioni ionizzanti (nel caso di radiografie e TC), causa un aumento delle spese a carico del paziente e spesso lo porta a sottoporsi a procedure non necessarie. Infatti chi effettua una risonanza ha più probabilità di andare incontro ad interventi chirurgici.

Inoltre, per il paziente, il fatto di sapere di avere qualche anomalia alla colonna vertebrale riduce la percezione di salute, costituisce un ostacolo al ritorno alle normali abitudini e induce paura e comportamenti di catastrofizzazione che possono portare a cronicità.

Un’altra variabile spesso non considerata e invece molto importante è che l’interpretazione delle immagini radiologiche è soggettiva e quindi si presta ad errori di interpretazione da parte dei radiologi.

 

In conclusione è quindi importante sottolineare che:

 

  • La Risonanza Magnetica è indicata quando il mal di schiena è associato a radicolopatia, deficit neurologici ingravescenti oppure quando sono presenti le cosiddette “bandiere rosse”, cioè situazioni che fanno pensare alla presenza di una patologia grave 
  • Nei pazienti con un mal di schiena aspecifico è sempre preferibile un approccio conservativo, almeno nelle prime 4-6 settimane dall’esordio acuto
  • Nel mal di schiena, in assenza di bandiere rosse, il ruolo della Risonanza Magnetica è limitato e marginale, in quanto le alterazioni visibili sono scarsamente correlate ai sintomi del paziente
  • Effettuare la Risonanza Magnetica in caso di mal di schiena non apporta benefici clinici, anzi spesso produce danni: chi ha effettuato una risonanza ha più probabilità di essere sottoposto a procedure non necessarie e interventi chirurgici e di sviluppare paura e comportamenti di catastrofizzazione che portano a cronicità

 

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